Poggio Bracciolini contro Bartolomeo Malatesti

il Rimino - Riministoria

Antonio Montanari

Poggio Bracciolini in Contra hypocritas
attacca Bartolomeo Malatesti, vescovo di Rimini (1445-1448).

Il «feroce libello» di Poggio Bracciolini, intitolato Contra hypocritas (1447-1448), ha un'«ironia sferzante» che diventerà qualche decennio dopo «l'invettiva amara e la passione riformatrice di Savonarola», scrive Eugenio Garin che osserva: «Chi legge nel Contra hypocritas le molte storielle sulla lussuria dei monaci resta colpito dal gusto di Poggio per le salaci pitture di nudi femminili in folla a Bologna e a Venezia in occasione di singolari penitenze e mortificazione della carne organizzate da venerati predicatori dei vari ordini. La memoria torna allora all'indimenticabile lettera sui bagni di Baden, dove la libertà dei costumi nella sua spontaneità naturale si veste di una sorta di candore» (pp. 86-89).
Quel libello ci interessa per una vicenda riminese: si richiama il nome di Bartolomeo Malatesti, il vescovo figlio spurio di Galeotto I, padre di Carlo di Rimini e di Pandolfo III di Brescia, il padre di Sigismondo Pandolfo.
Bartolomeo Malatesti è vescovo di Rimini tra 1445 e 1448, proprio quando prende corpo il progetto del Tempio riminese voluto da Sigismondo. Il 31 ottobre 1447 è proprio lui a benedire la prima pietra della cappella dedicata a San Sigismondo.
Il vicariato «in temporalibus» ai Malatesti su Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone risale al 1355.
Nel 1385 scompare Galeotto I, prozio e tutore di Malatesta I che assume il governo di Pesaro. Sempre nel 1385 Carlo è nominato rettore di Romagna, e l'anno dopo gonfaloniere della Chiesa.
Il vicariato di Pesaro è affidato a Malatesta I il 2 gennaio 1391. Per il secondo semestre del 1398, Malatesta I è eletto senatore di Roma. Nel 1401 egli è tra i nobili veneziani.

Poggio e Rimini
Poggio Bracciolini è a Rimini proprio al tempo di Bartolomeo Malatesti.
Nel finale del Contra hypocritas (opera apparsa nel 1449), Poggio inserisce un'invettiva violenta diretta appunto al vescovo di Rimini, citando la sua morte recente.
Bartolomeo scompare il 5 giugno 1448, per cui gli studiosi datano il testo di Bracciolini a qualche mese dopo.
Bartolomeo è accusato di aver introdotto ridicole innovazioni nella cancelleria riminese, come si legge in un testo di Ernst Walser, Poggius Florentinus Leben und Werke (Leipzig 1914, nota 1, p. 244), dove si ricorda una lettera di Poggio diretta al veneziano Pietro Tommasi l'11 novembre 1447, in cui troviamo: «Nunc adversus ypocritas calamum sumpsi ad exagitandam eiusmodi hominum perversitatem».
Tommasi è figura celebre per i suoi studi medici e letterari (cfr. F. M. Colle, Storia scientifico-letteraria dello Studio di Padova, III, Tipografia della Minerva, Padova 1825, p. 232).
Scriveva Maria Luisa Gengaro (1907-1985) che l'attacco a Bartolomeo Malatesti è dovuto al fatto che il vescovo aveva limitato lo stipendio di Poggio, allora presente alla corte di Rimini (cfr. p. 155 di "Paideia", nn. 2-3, 1947).
In numerose altre fonti bibliografiche si citano i rapporti burrascosi tra Poggio e Bartolomeo Malatesti.
Si vedano ad esempio i Saggi sull'Umanesimo di S. F. Di Zenzo (Napoli 1967, p. 29), dove leggiamo questa traduzione del testo di Poggio su Bartolomeo: «So che egli, per apparire buono e protettore dei poveri, ed entrar nelle grazie di Papa Eugenio con la sua simulata virtù, mandò in rovina quasi la carica nostra, privandoci dell'onesto guadagno che più d'un Papa da tempo ci aveva autorevolmente concesso. O raffinata e perversa ipocrisia, togliere a noi, per dare ad altri! Ma l'elemosina trova merito presso Dio se è denaro proprio, non se è carpito ad altri. Invece quello, per darsi la fama di sant'uomo, abusava dei beni altrui in gloria propria. Non é ipocrisia bella e buona?».

Ricordi di famiglia
Poggio, quando scrive l'atto di accusa contro Bartolomeo Malatesti, ha dei ricordi di famiglia che lo legano a vecchi rapporti con la dinastia dei signori romagnoli.
Poggio viene al mondo forse nel 1379 e non l'anno successivo come sempre si legge, stando allo «stato delle famiglie» della sua parrocchia che lo registra nel 1383 con 4 anni di età (cfr. Walzer, op. cit., p. 327).
Suo padre, lo speziale Guccio di Poggio, in quel 1383 ne ha 38, sua madre Iacoba 24, una sorella (Lisabetta) è appena nata.
Iacoba è detta figlia di Michele Frutti, di professione notaio (cfr. Emilio Bigi, Bracciolini, Poggio, DBI, XIII, 1971).
Il nostro Poggio è pure nipote per via materna del notaio Michele Ronchi, nato nel 1323, sposato con Mattea (1333) e padre di Antonio (1368), Maddalena (1371), Ronco (1373) e Bartolomea (1376).
Di questo zio Michele Ronchi si sa che per molti anni fu fedele servitore di Galeotto I Malatesti a Pesaro (cfr. Walzer, op. cit., p. 12).
Galeotto I governa Pesaro dal 1374 a nome di Malatesta I «dei Sonetti», il cui padre Pandolfo II (figlio di Malatesta Antico detto «Guastafamiglia»), è morto l'anno prima (1373).
Malatesta Antico e Galeotto I avevano ricevuto il vicariato «in temporalibus» su Rimini, Pesaro, Fano e Fossombrone nel 1355, come si è già visto. Galeotto I (scomunicato il 10 ottobre 1354 assieme al fratello Malatesta Antico), diventa poi nel 1355 gonfaloniere della Chiesa, mentre l'Antico mantiene rapporti con il Papa ad Avignone (1357).

Per la cit. da E. Garin, cfr. in Storia della Letteratura Garzanti, III vol, III cap. La letteratura degli umanisti, pp. 74-100, Milano 1966.
ARCHIVIO 2013. Bartolomeo Malatesti.
Vescovo di Rimini
dal 9 giugno 1445 al 5 giugno 1448

1397. Frate Bernardino Manzoni, Inquisitore Pisano (ma soprattutto bibliotecario della Malatestiana di Cesena tra 1625 e 1626, come segnalato da A. Domeniconi [1963] e P. Errani [2009]), nel suo "Caesena Sacra" (Pisa 1643, I, p. 72) ricorda che nel 1397 Bartolomeo Malatesti ("Pandulphi Malateste Soliani Comitis [...] germanus frater") è consacrato "ordinis Minorum Conventualium professus", alla presenza di Rodolfo vescovo di Dragonaria.
Di Pandolfo Malatesti, fratello di Bartolomeo, si precisa che "anno 1391 Patricius, Consiliarusque Caesenaticenis Urbis erat".
Dal 4 gennaio 1391 i fratelli "Carlo Pandolfo Malatesta e Galeotto di Galeotto Malatesti" sono vicari di Cesena (Mazzatini, p. 325).
Quindi Bartolomeo Malatesti è pure lui figlio di Galeotto I (+1385), nato da Pandolfo I, figlio di Malatesta da Verucchio.

Sulla genealogia del vescovo Bartolomeo nulla scrivono Clementini ("Non ho trovato a chi fosse figliolo […] né donde discenda", II, p. 340) e L. Tonini ("pressoché ignoto", V, l, pp. 617-618).

Il testo appena indicato come "Mazzatini, p. 325", è un documento pubblicato sempre in maniera erronea. Esso è contenuto nel volume di G. Mazzatinti "Gli archivi della storia d'Italia, I e II", apparso presso la casa editrice Licinio Cappelli di Rocca San Casciano nel 1897-1898 (nuova edizione presso Georg Olms Verlag, Hildesheim1988).
Si tratta di un documento proveniente da Roma, come alla p. 322 dello stesso volume si precisa, riportando un brano del prof. Giuseppe Castellani che qui riproduciamo: "Mons. Gaetano Marini, profittando della carica di Prefetto degli Archivi apostolici del Vaticano, arricchì l'Archivio Comunale di Santarcangelo di Romagna, sua patria, della copia di una serie numerosissima di documenti, la maggior parte inediti, che si riferiscono alta storia del Comune di s. Arcangelo, o de' suoi cittadini, o delle terre e castelli che facevano parte del suo Vicariato".
In esso si trova la data del 4 gennaio 1391 per il rinnovo dei vicariati da parte di Bonifacio IX ai figli di Galeotto I. Tale data è sempre apparsa come 3 gennaio.

Sulla cit. da G. Castellani, si veda il suo "Il duca Valentino. Due documenti inediti", in "Atti e Mem. della R. Deput. di Storia patria per le prov. di Romagna", serie III, XIV (1896), pp. 76-79. La cit. è presa da p. 76.

Il nome di Bartolomeo Malatesti è richiamato in un'opera di Poggio Bracciolini, "Contra hypocritas" (apparsa nel 1449), nel cui finale troviamo un'invettiva violenta diretta appunto al vescovo di Rimini, citando la sua morte recente.
Bartolomeo scompare il 5 giugno 1448, per cui gli studiosi datano il testo di Bracciolini a qualche mese dopo.
Bartolomeo è accusato di aver introdotto ridicole innovazioni nella cancelleria: cfr. Ernst Walser, "Poggius Florentinus Leben und Werke", Leipzig 1914, nota 1, p. 244.
Qui si ricorda una lettera di Poggio diretta al veneziano Pietro Tommasi l'11 novembre 1447, in cui troviamo: "Nunc adversus ypocritas calamum sumpsi ad exagitandam eiusmodi hominum perversitatem".
Tommasi è figura celebre per i suoi studi medici e letterari: cfr. F. M. Colle, "Storia scientifico-letteraria dello Studio di Padova", III, Tipografia della Minerva, Padova 1825, p. 232.
Scrive Maria Luisa Gengaro che l'attacco a Bartolomeo Malatesti è dovuto al fatto che il vescovo aveva limitato lo stipendio di Poggio, allora presente alla corte di Rimini (cfr. p. 155 di "Paideia", 2-3, 1947).
In numerose altre fonti bibliografiche si citano i rapporti burrascosi tra Poggio e Bartolomeo Malatesti (cfr. ad esempio i "Saggi sull'Umanesimo" di S. F. Di Zenzo, 1967, p. 29).
[Pagina 1875, 28.06.2013].

Data ultimo aggiornamento: 09/05/2015

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